2012 - Banda Musicale della Polizia Locale di Roma Capitale

15 gennaio 2012

Dal sito del Comune di Roma:

SABATO 14 Partecipazione della Banda Musicale alla manifestazione per la “Chiusura Anno Culturale della Cina in Italia” che si tarrà in Piazza del Popolo.Servizio di marce ore 14.30

DOMENICA 15
Partecipazione della Banda Musicale all’Inaugurazione della riapertura di Villa Carpegna. Servizio di Marce ore 10.30

VENERDI 20 Celebrazione di San Sebastiano

DOMENICA 22 Partecipazione della Banda Musicale alla Festa di Sant’Antonio Abate protettore degli animali che si svolgerà presso la Parrocchia Sant’Eusebio all’Esquilino in Piazza Vittorio Emanuele II, 12 A. Servizio di marce ore 10.30

LUNEDI 23 Partecipazione della Banda Musicale alla cerimonia ufficiale di chiusura dell’anno celebrativo del Centenario del Giardino Zoologico di Roma che si svolgerà in Largo Vittorio Gassman (adiacente ingresso Bioparco). Servizio di marce ore 12.00

Bando per “Maestro Direttore della Banda della Polizia Locale” di Roma

8 gennaio 2012

E’ stato indetto il bando per il reperimento del nuovo Maestro Direttore della Banda della Polizia Locale (ex vigili urbani) di Roma.

Requisiti tecnici: Diploma di strumentazione per Banda e Direzione di Orchestra oppure Composizione.
Scadenza 01 Febbraio 2012

Il bando

Storia di un romano - Parte II°

8 gennaio 2012

segue da Dicembre 2011

PA. È proprio in questo aspettolinguisticoche possiamo misurare la grandezza di autori come Nino Rota o Ennio Morricone, autori cui certo non mancava una solida preparazione classica. Sicuramente Piccioni può essere posto accanto a questi mostri sacri, allo stesso livello e senza timore di sfigurare. Ne è prova proprio il suo determinante sodalizio con Sordi, al quale ho voluto rendere omaggio conStoria di un romano, una suite che ricomprende vari brani tratti da diversi film di e con Alberto Sordi.

MM. Una suite che è anche, indirettamente, un omaggio a una grande stagione del cinema italiano.

PA. Non cè dubbio. Una stagione che è parte della nostra memoria individuale e collettiva. Lespressione del signor Alberti che, appena fuggito da una clinica, in pigiama, allinterno di un ascensore, accetta definitivamente lidea di dover vendere una parte del proprio corpo, è di quelle che non si dimenticano. E cosa dire dellAlbertone che, buttato fuori da unelegante locale della Versilia, ubriaco, prende a sputare sulle macchine che transitano ignare.

Se ilsordismo, mi si perdoni lespressione, è stato usato da qualche ottenebrato a modi insulto (vi meritate Alberto Sordi), vale la pena ricordare che è sempre riduttivo imputare allartista la pochezza dellepoca presente, anzi, come afferma Kraus, sarebbe vero il contrario:con la satira rendo grande la gente mediocre.

Sordi rappresenta per noi italiani post-guerra (e ancor più per i romani) una vera e propriacategoria dello spirito. Per anni i mutamenti sociali o di costume venivano scanditi dalluscita dellultimo film di Sordi; addirittura varie fasi della vita sono state impersonate, spesso impietosamente, dalla maschera di Albertone, vedi il filone che inizia con Il seduttore, e prosegue con Lo scapolo, Il marito, e da ultimo, Il vedovo. E poi cè la musica. E questa volta a differenza della-musicale Fellini, la musica è proprio di casa. Il padre di Sordi era strumentista del Teatro dellOpera, Alberto stesso aveva studiato da basso e non è un caso se, nel film Il moralista, Sordi si rivolge al padre contrabbassista, defunto, dialogando con lo strumento musicale.

MM. E qui arriviamo a Piero Piccioni, alla qualitàcinematograficadella sua musica.

PA. Infatti. La musica di Piero Piccioni è riuscita a dare il cosiddettotocco finalealle varie situazioni, esilaranti o no, presenti nei film. A fare in modo che la comicità dirompente di Sordi, le sue memorabili battute ma anche i momenti drammatici, avessero unsuononuovo, accattivante ed elegante al tempo stesso. I temi musicali di Piccioni sono strettamente legati ai personaggi e alle loro traversie; essi sonomediati, vale a dire generati dal personaggio-evento. Egli riesce a svolgere una funzione particolarmente suggestiva, quasipersuasivanei confronti dello spettatore. Basti pensare alle immagini iniziali del film Il boom: da un coacervo indistinto di automobili e suoni di clacson (scena che tra laltro compare, sotto le sembianze di un incubo, anche allinizio di Otto e mezzo di Fellini) emerge con prepotenza il tema principale, caratterizzato da un andamento vagamente dixie. Su questa frase sinserisce poi unimprovvisa sincope che, oltre a riportare la musica nel territorio delgrottesco, serve anche a preparare lelegante chiusa. Questo tema caratterizzerà le varie vicissitudini del personaggio, e farà da sottofondo, enunciato dalle movenze sinuose del sassofono tenore, alla disperata richiesta di aiuto rivolta da Sordi ad un interlocutore che, neanche a dirlo, non troverà di meglio che addormentarsi. Le musiche più conosciute della produzione di Piccioni si riferiscono comunque allaspetto più prorompente e spavaldo dei personaggi di Sordi. Piccioni è riuscito a mescolare sapientemente elementi eterogenei: bandistici e davanspettacolo nella Marcia di Esculapio del film Il medico della mutua; o dispirazione latino-americana nel brano Rugido do leao del film Finché cè guerra cè speranza, riuscendo sempre a ricreare perfettamente le movenze dei personaggi. Non è un caso se ho inserito anche il finale di Fumo di Londra: qui le atmosfere create dalla canzone Breve amore, espressione di rassegnata consapevolezza non esente da un velato rimpianto, conferiscono alle ultime scene del film una valenza particolare. Non a caso i versi di questa canzone, scritti dallo stesso Sordi recitano:Goodbye my love, anche se parti da me, il nostro breve incontro non scorderò…”

MM. Traspare dalle tue parole un profondo amore per quei film.

PA. Diciamo un profondo amore per il cinema. Un amore che condividiamo anche con altri musicisti della nostra Banda, e che ci ha portato ad eseguire diverse colonne sonore sia arrangiate del Maestro Narduzzi che trascritte da me come Felliniana di cui parleremo.

MM. Del resto senza una grande passione sarebbe stato impossibile trascrivere ad orecchio, come hai fatto tu, vedendo i film senza leggere le partiture originali. Vi sono state difficoltà nelladattamento bandistico?

PA. Assolutamente no. Sicuramente la Banda si adatta benissimo alle musiche felliniane ma possiamo dire che anche il particolare clima evocato dalle musiche di Piccioni trova terreno fertile nellorganico bandistico e non si perde niente della forza della strumentazione originale.

MUSICA E MARTIRIO - parte 1/4

8 gennaio 2012

Tommaso Landolfi, nella sua “Melotecnica esposta al popolo”, afferma che tutte le note musicali
emesse da gola umana hanno peso, colore e sapore. Inoltre, per quanto riguarda la forma, ”le note
dei grandi artisti tendono sempre alla forma sferica o conica; mentre quelle dei cattivi cantanti si
presentano il più delle volte irregolarmente piramidali oppure estremamente piatte e a forma di
triangoli scaleni, irte inoltre di minute asperità, sicché si direbbero spinose”.
Piacere, libero giuoco di sensazioni; da Kant in poi l’arte reclama i suoi diritti, e la musica fa
saltare i nervi ai filosofi. Linguaggio senza concetti (“linguaggio degli angeli”), esordisce fin dalle
origini come momento consolatore, “ Il cielo è tutto pieno di violini” dicono i teutonici; fino ad
arrivare alla funzione odierna di una ” reclame generale per il mondo”, fallace promessa di gioia
che pone se stessa al posto della gioia. Il terrore di affondare nel Tempo ha generato un surrogato
di divenire in cui l’uomo si identifica (la musica appunto), un confortevole anonimo appello alla
“comunione solitaria”, come ha spiegato Adorno.
Esiste una musica lieta? Spesso si suppone, sbagliando, che chi canticchia tra sé un motivo
musicale sia lieto. Ma i cinesi, come è noto, trovano la musica occidentale inespressiva, e non è
affatto vero che il modo minore sia triste per tutti. La famosa “cantabilità” (che dilaga in quasi tutti
gli spartiti almeno dal seicento in poi), questo insieme di “tratti biologici della fonazione”, rinvia
sicuramente al canto. Ma non tutto il canto è melodico. La voce intonata è tutt’altro che un
fenomeno puramente fisico. Come spiega lo Stefani: “ l’intonazione è immediatamente connessa
con un esperienza fondamentale della melodia: la piacevolezza. La voce che canta sta al principio
di piacere come la voce parlata sta al principio di realtà”. Sembrerebbe tutto perfetto; ma lo
Schaeffer ci fa subito notare che il suono della nostra musica classica è “fluttuante e costellato da
impurezze” (!) Poi ci si mette anche il francese Chocholle, il quale oltre ad affermare che la
nozione di rumore è essenzialmente una nozione soggettiva, fissa anche alcuni criteri che
qualificano il rumore stesso, vale a dire: intensità troppo elevata, assenza di altezza definita,
mancanza di organizzazione. Ci sentiamo quasi a casa nostra, vero?

di Igino La Parte

CONTINUA…

NOTE SBANDATE 2 - Vita da Banda nei sonetti di Alessandro Cerri

17 dicembre 2011

Seconda puntata con i sonetti di Alessandro Cerri prima Tromba della nostra Banda.

3 – RIPOSO OBBLIGATORIO

La gestione dei turni di lavoro è sempre una cosa complicata, ancora di più quando per esigenze artistiche non si può proprio mancare e si lavora spesso di sabato o domenica. Ne conseguono molte ore a recupero…

A fa’ ‘n lavoro strano te succede

Che quarche cosa ‘n se capisce bene…

Pe’ ditte: ‘gni matina tocca vede

Chi è che vie’ a sona’ e chi nun ce viene

Vabbè, nun è ‘n problema ‘nvalidante!

E ‘n quarche modo svorta la sonata

Però me vie’ da chiede ar comannante

“Quann’è che qua ve date ‘na svejata?”

Risponne che nun se po’ fa’ de mejo

Che ‘n vo’ gioca’ ar boiaccia inquisitore

Però pe’ fa’ vede’ch’è bello svejo

Ha sfoderato ‘n detto gladiatore:

“Chi viene a lavora’ nun lo sorvejo

Chi nun riposa, ‘o pisto co’ ‘r tortòre!”

1/11/2011

STORIA DI UN ROMANO parte I°

17 dicembre 2011

Alberto Sordi e Piero Piccioni: un binomio che ha segnato la storia del nostro cinema.

Marco Mossi ne parla con Pietro Alegiani che ha trascritto le più famose pagine di Piccioni per la nostra Banda, un arrangiamento che ha avuto un grande successo di pubblico e critica.

Marco Mossi. Piero Piccioni è stato un autore estremamente prolifico: oltre cento colonne sonore per film e più di duecento composizioni fra sceneggiati (basti pensare ad Anna Karenina e La Figlia del Capitano) programmi radiofonici, balletti e musiche per orchestra. Malgrado ciò è un musicista che non sembra godere di grande considerazione sebbene non sia possibile non considerarlo tra i grandi autori della musica leggera italiana del900.

Pietro Alegiani. Non cè dubbio sulla grandezza di Piero Piccioni. Aggiungo che stiamo parlando di un precocissimo musicista che scriveva canzoni già a tredici anni, ma non solo: è stato uno dei protagonisti della prima grande stagione del Jazz italiano a fianco di uno straordinario musicista con il quale ho avuto lonore e il privilegio di lavorare: Bruno Martino. Una esperienza fondante per Piero che lo ha portato poi di suonare negli Stati Uniti insieme, unico italiano, a personaggi del calibro di Charlie Parker e Max Roach.

Direi che dovremmo parlare di un grande musicista senza limitarlo alla musica leggera o, meglio, sottolineando quanto musica leggera non significhi necessariamente musica “minore”.

MM. In effetti si tratta di un vizio tutto italiano quello di guardare ai generi con una certa supponenza. Ne è un esempio la letteratura: il giallo, il noir, il fantasy, la fantascienza, solo da poco tempo hanno trovato da noi piena cittadinanza letteraria, grazie anche ad autori come Camilleri o Lucarelli, mentre negli Stati Uniti nessuno si sarebbe mai sognato di considerare Ray Bradbury o Stephen King autori minori solo perché autori digenere. Se Bradbury non è un grande scrittore di fantascienza, ma un grande scrittore e basta, parallelamente potremmo dire lo stesso di Piero Piccioni: non un grande autore di colonne sonore, ma un grande musicista e basta.

PA Vorrei aggiungere che Bernstein passava dalle grandi pagine classiche al musical con medesima disinvoltura e dedizione senza che nessuno se ne scandalizzasse. Noto anchio quanto da noi permanga una certa supponenza rispetto ai generi musicali. Non è un caso se da non molto tempo il Jazz è riuscito ad entrare nei programmi dei Conservatori italiani. Daltra parte occorre però dire che troppo spesso sotto il terminemusica leggerasi è ricompresa tanta robaccia che stenterei a definire musica. Detto questo è innegabile che lesperienza di Piccioni come autore di musiche per film sia stata quella che ne abbia più significato lattività, evidenziando comunque quanto egli sia stato un grande musicista tout court.

MM. Infatti non è un caso se tanti registi hanno fatto ricorso al suo talento per le loro pellicole: Francesco Rosi gli ha affidato le musiche di tredici dei suoi diciassette film e poi Luchino Visconti, Vittorio De Sica, Roberto Rossellini, Mario Monicelli, Bernardo Bertolucci, Mauro Bolognini, Alberto Lattuada, Luigi Comencini, Antonio Pietrangeli, Elio Petri, Dino Risi; il meglio del nostro cinema. Come non ricordare le musiche de Il caso Mattei (1972) di Rosi, Un italiano in America (1967) e Polvere di stelle (1973) di Alberto Sordi. Musiche che sono entrate nellimmaginario collettivo perché, lungi dallessere mero accompagnamento alle immagini, sono parte integrante del linguaggio filmico senza per questo perdere mai di qualità.


Dicembre 2011 - Banda Musicale della Polizia di Roma Capitale

17 dicembre 2011

Si ringraziano i fruitori e sostenitori del sito delle informazioni che qui riportiamo:

Venerdì 2 ore 17.00: CONCERTO RIETI - Teatro Vespasiano;

Giovedì 8 ore 10.00: Piazza di Spagna;

Venerdì 16 ore 10.00: CONCERTO, Teatro Tenda, Via Perlasca;

Lunedì 19 ore 20.30: CONCERTO DI NATALE,  DIVISA STORICA, Aula Magna Università La Sapienza di Roma, Piazzale Aldo Moro.


Ricordiamo che le date suesposte non hanno carattere di ufficialità, sono solo informazioni che si ricavano dalle notizie reperite dagli amanti della musica

NOTE SBANDATE

1 dicembre 2011

Vita da Banda nei sonetti di Alessandro Cerri

Essere “musicanti”  - come, secondo la tradizione, vengono amichevolmente definiti i suonatori di banda - significa anche maturare un profondo senso dell’ironia e la capacità di non prendersi mai troppo sul serio. Nei sonetti che seguiranno, l’autore ha cercato di mettere in luce pregi e difetti della nostra professione, senza preoccuparsi di esagerare nei toni usati e con l’intenzione di tracciare un profilo in chiaroscuro che meglio di qualsiasi minuziosa descrizione può dare l’idea degli aspetti meno noti del nostro mondo.

        • 1 - SCALA IN SI BEMOLLE

Il Si bemolle è una delle tipiche tonalità da Banda, ne consegue che la scala omonima è l’ABC dei musicanti e, infatti, viene normalmente eseguita all’inizio delle prove per intonare gli strumenti e fare in modo che ogni strumento vibri allo stesso modo producendo un suono omologo, punto di partenza di ogni esecuzione.

Magara sto a pija’ ‘na cantonata

Ma a me me pare tutta ‘na manfrina

‘Na cosa sciarba, inutile, ‘nsenzata:

La scala ‘n sibbemolle ‘gni matina!

Ce sta chi legge e quello che  ‘nciafroja

Uno che s’arza,  ‘n artro che sghignazza

C’è pure chi ce prova senza voja

E doppo du’ seconni gia’ se scazza

Dovrebbe da servì all’intonazzione

E a trasforma’ settanta soni in uno.

E ‘nvece che vie’ fora? Confusione!

Pare che ‘n solo scopo c’abbia ‘gnuno:

Ariscallasse… pe’ la colazzione…

E er sibbemolle?  Ce ne fosse uno!

27/10/2011

2 - ER CONCERTO

Spesso durante le giornate di lavoro, ogni occasione è buona per innescare polemiche e discussioni, argomento principale la musica? Certo che no: i riposi, i permessi, gli orari, la pesantezza delle prove, il sindacato, il repertorio… Con il corollario di sbuffi, sfoghi e lamentele. Poi arriva il momento di salire sul palco e allora, per non si sa quale motivo, si crea una strana alchimia e si origina un miracolo…

Vabbè, se sa: su ‘r posto de lavoro

A litiga’ ce se ‘mpegnamo ‘n tanti

E nun c’è ar monno ufficio senza ‘n coro

Che strilla: “No! Così nun po’ anna’ avanti!”

E pure a noi che semo musicanti

Ce piace fa’ caciara a ritornello

E’ ‘na giostrina ‘ndo’ salimo ‘n tanti

‘No sfogo, ‘na macchietta, ‘n giocherello

Però, quanno sur parco tocca spigne

‘N se sa’ com’è ma ‘gnuno è trasformato

Se sbianca er criticone e se ritigne…

A ditte che vie’ “l’arte” è esaggerato

Però a  ‘ntruja’ passione, note  e tigne

Quello che sorte sorte… vie’ apprezzato!

29/10/2011