Archivi per la categoria ‘Cinema & Libri’

“Lulu on the bridge” di Paul Auster, ed. Einaudi 1998

giovedì, 1 luglio 2010

Che c’entra un libro come questo in questo sito? Mi ha incuriosito per il semplice fatto che che il protagonista, Izzy, mentre sta suonando il sax in un jazz club di New York, viene colpito da uno sparo improvviso, non destinato a lui e tutto comincia da qui.dsc05502

Si direbbe che il personaggio è un litigioso poco di buono che ha un matrimonio fallito alle spalle e troppi punti non risolti della propria vita, ma la storia cerca quasi di redimerlo. Lo scrittore di questa sceneggiatura ne è diventato anche il regista che ha voluto creare un’atmosfera surreale. Il linguaggio è crudo e semplice, le didascalie dei primi piani e dei movimenti di camera ci fanno immaginare il film anche se non lo si è visto. I personaggi non sono molti e saranno poi interpretati da attori del calibro di Harvey Ketel , Mira Sorvino e Willem Defoe.

La storia, che inizia dopo la convalescenza e la ripresa del protagonista, comincia a complicarsi con una relazione sentimentale sconvolgente, dovuta all’incontro con una cameriera, emozioni fino ad allora sconosciute, ed il ritrovamento di una pietra speciale.  Quello sparo che gli ha fracassato una mano ed un polmone gli impedisce di suonare ancora e così tutta la vita cambia, ma muta anche il modo di vederla e di confrontarcisi.

Tutta la storia scorre su più livelli, solo che tutto ciò che appare non è sempre come sembra.

F.to Alt!

“Quando la banda passò” di Francesco Brazzale

martedì, 1 giugno 2010

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Per i cento anni della banda di San Giorgio di Perlena, il percussionista dello stesso ha scritto ed immortalato la storia del complesso  musicale.

Non è un libro per esperti di musica, è il libro di un appassionato che ha voluto imprimere su carta le vicende di una banda di paese che è stata e rimane, punto di incontro di una comunità, attiva partecipante agli eventi cittadini.

Una breve rassegna sugli strumenti musicali e poi la storia del paese, dalla sua origine ai giorni nostri ed ancora le immagini del passato e del presente con il giusto tributo alle personalità che hanno contribuito direttamente od indirettamente allo sviluppo della banda. Alpini, Majorettes, foto in bianco e nero con i flicorni tra le mani e bambini di oggi con i clarinetti tra le dita.

Un’opera che dà un affettuoso contributo al variegato mondo bandistico che rischia, sempre più, di disperdersi ma che, nelle comunità più piccole, tiene ancora forte acceso il fuoco della passione musicale.

“La musica sveglia il tempo” di Daniel Barenboin - Feltrinelli, 2007

martedì, 6 aprile 2010

La musica non è per specialisti e per questo il libro di Daniel Barenboin è alla portata di tutti. baren
Si può suddividerlo in tre parti principali: la prima che parla del suono, del ritmo, dell’armonia dello stare con gli altri, del comprendere la musica. La seconda che racconta l’esperienza della West-Eastern Divan Orchestra, l’orchestra formata con Edward Said in cui suonano assieme musicisti israeliani e palestinesi; la terza in cui ci sono brevi quadretti su alcuni compositori e personalità di riferimento per Barenboin.
Così il suono, che in molte bandacce rimane solo l’effetto di qualche sputacchiamento nello strumento o per qualcun altro lo stridolio di un violino mal tenuto, trova la sua origine nel silenzio da cui sbuca e dove si ricaccia. Un alito che sgorga dal nulla per ripiombarvi o che irrompe in e da esso. Poi c’è il ritmo che non si può disgiungere dalla melodia o dall’armonia e che non può fissarsi come primo elemento se non si è compreso l’andamento delle voci e l’intensità emotiva di quest’ultime. Poi ci sono ancora l’abitudine alla disciplina musicale, che insegna anche la vita; il suonare ascoltando se stessi e gli altri e qui finisce l’analisi musicale-filosofica del maestro argentino, di origine ebrea che si trasferisce con la famiglia ad Israele dopo la sua fondazione. Allora inizia il secondo racconto, quello legato alla necessità di unire con la musica quello che la politica e la violenza dividono, ovvere due popoli diversi costretti a convivere in uno stesso spazio fisico e che ritrovano la gioia, tramite i suoi giovani, di leggere la musica su uno stesso leggio. Ciò che il quotidiano crea in termini di odio e di rivendicazioni in quei ragazzi che combattono per guerre scoppiate prima delle loro nascite sfocia in una musica di pace e così un’orchestra diventa una scommessa provocatoria e vincente.
L’ultima parte è invece composta da brevi saggi su alcuni compositori, come quello su Mozart in forma di intervista, compositore trattato quasi come un vicino della porta accanto o di Pierre Boulez, compositore e direttore da cui Barenboin ebbe modo di imparare la lettura di ogni singola nota così che nessuna si potesse perdere e fosse sempre percepibile in ogni ascolto.
Un libro piacevole e scorrevole, che dà prospettive diverse con cui ascoltare la musica e  proprio per la musica è quanto mai doveroso sentire sempre un’altra campana…

F.to VM

Film “Il concerto” di Radu Mihailean

martedì, 2 marzo 2010

(commedia-mélo, Fr.-B.-It., 120’)

di: Radu Mihailean, con Aleksei Guskov, Dmitri Nazarov, François Berléand, Miou-Miou, Valeri Barinov, Lionel Abelanski, Alexander Komissarov

Può un direttore d’orchestra, relegato a fare le pulizie in piena era Brezneviana, riuscire a rimettere su un’orchestra, i cui musicisti sono dispersi per la città a fare tutt’altro, dopo trent’anni di inattività? No, eppure sì!

Il film, un po’ favolistico e surreale, è capace anche di questo, di riproporre ad un pubblico parigino, con un’orchestra ricreata dal nulla, un concerto di Ciakowsky interrotto, per motivi politici, durante la sua esecuzione al Bolshoi di Mosca, tre decenni prima. I musicisti sono gli stessi, quelli che ora fanno i facchini, guidano ambulanze, fanno gli interpreti o provano a vendere tutto quello che hanno per arrivare a fine mese. A loro, ignara di tutto e del suo passato, si unisce una violinista giovane e di chiara fama internazionale che sarà la solista del concerto in Re maggiore.

La pellicola è fantasiosa e leggera, anche se suscita qualche lacrima per la storia sentimentale-politica che si cela parallelamente sotto quella principale, ma lascia il passo anche a grosse risate dettate dall’impossibilità di alcuni avvenimenti o dalla sdrammatizzazione che il regista, autore di “Train de vie”, crea per evidenziare i misfatti delle oligarchie dittatoriali sovietiche.

Magari si potesse imbracciare un violino od un violoncello dopo tanti anni e suonare così divinamente come si sente in una delle ultime scene, del tutto improbabile la cosa, ma la dimensione artistica non è così importante, diventano fondamentali, invece, il sogno che diviene realtà, il solista che si intereseca con il gruppo e la libertà di suonare che sconfigge ogni tipo di dittatura. Mirabile l’esecuzione reale del concerto in questione.


“Galina Višnevskaja, una storia russa”, di Galina Višnevskaja - ed. Frassinelli, 1984

venerdì, 8 gennaio 2010

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Passando un giorno davanti ad una bancarella di libri usati tentennai nell’acquistare un libro azzurro con una donna in costume che volgeva di lato umo sguardo severo, non lo presi e me pentii.

Qualche mese dopo lo trovai ancora lì e non me lo feci più sfuggire: “Galina Višnevskaja, una storia russa” scritta dalla protagonista.

Avevo conosciuto il M° Rostropovič, suo marito, a Firenze durante una masterclass e sapevo che sua moglie era una cantante lirica. Incuriosità da una personalità musicale così forte avevo letto un libro-intervista che parlava di entrambi e poi ho divorato anche la biografia della Višnevskaja, abbandonata durante l’infanzia dalla madre e dal padre, alla nonna che morì per le ustioni di un camino acceso. Affidata ad una famiglia che non si curava di lei, passò da una tragica dissavventura all’altra. Si sposò due volte prima di conoscere Rostropovič, concservando  il cognome del primo marito; ebbe un primo figlio morto in tenera età, partorito in uno squallido ospedale.

Subì la fame ed il freddo e forse per lei ci sarebbe stato, come molte altre sue coetanee, un futuro di ‘pedina’ nell’ingranaggio burocratico sovietico se non avesse scoperto la musica ormai già grande. All’inizio per girare con le compagnie, di paese in paese, per raccimolare qualcosa da mangiare e tirare avanti fino ad arrivare ad essere una stella del Bolscioi, che malgrado la fama e notorietà, continuava a lavorare per stipendi ridicoli poiché il più si fermava nelle mani dei dirigenti. Una storia molto ‘russa’, in cui gli intrighi ed il sospetto vivevano nelle case e nei luoghi di lavoro, in cui si perdevano ingaggi e tournée internazinoali per ‘incompatibilità’ con il governo.

Quando la Višnevskaja avrà le due figlie dal maestro violoncellista, pianista e direttore d’orchestra, sarà la grande del diva del Boscioi a varcare le soglie dell’ospedale e non più la ‘derelitta’ di quache anno prima lasciata nelle corsie di un fatiscente ospedale.

E’ impietoso il racconto che esce fuori da questa diva che ha conosciuto gloria ed amarezza, soprusi ed avidità, nonchè personalità come Šostacovi č, Solženitsjn rischiando la vita e l’esilio che poi è costato ad entrambi i coniugi, visto, però, come una sorta di liberazione.

(Libro purtroppo fuori catalogo, ma sicuramente c’è in qualche bibiloteca)

“Un clarinetto nel lager” di Aldo Valerio Cacco - Edizioni Messagero Padova, 2009

martedì, 1 dicembre 2009

e8fja9aiqz5e-mDifficile pensare alla musica in quei momenti  in cui la storia annienta le vite  personali ed distrugge il futuro dei singoli con il declino di ogni speranza, eppure la musica fu ed è ovunque, anche nei campi di prigionia dove finirono molti dei soldati italiani che, dopo l’8 settembre del 1943, rifiutarono di aderire alla Repubblica di Salò. Nello specifico si parla della storia di Aldo Valerio Cacco all’interno di Füstemberg am Oder prima e Mittelbau-Dora in Turingia dopo. In realtà quello che scrive questo giovanissimo internato della provincia di Padova sono pochi appunti che compongono una sorta di diario degli avvenimenti più importanti: bombardamenti, razioni di cibo, pacchi e lettere arrivati da casa, pochissime righe rubate alla distrazione dei sorveglianti e nascoste nella custodia dello strumento il quale diventa mezzo per ottenere un po’ di sigarette e qualche patata in più. Alcuni ufficiali, infatti, chiedono al prigioniero di esibirsi ed egli con altri compagni di disavventura, polacchi, francesi, russi lo fa per divagarsi, ma anche e soprattutto per riuscire a sopravvivere. Ad un certo punto si vede costretto a barattarlo per un po’ cibo e si verifica un raro atto di pietà quando si vede restituire lo strumento per incapacità nel suonarlo, abilità che il Cacco aveva raggiunto, come sempre, nella banda del paese.

Il raccordo tra tutti questi frammentati racconti del quotidiano è stato effettuato da Patrizio Zanella che dà una panoramica sugli IMI (Internati Militare Italiano), ovvero su tutti questi prigionieri che con il loro status non godevano neppure delle tutele della Convezione di Ginevra e dell’assistenza della Croce Rossa. Uno spaccato storico non molto approfondito, comunque illuminante su una parte delle vicende militari sulle quali non ci si sofferma sui libri di storia. Di rilievo, invece, alcune delle annotazioni esplicative che riportano a bibliografie che vertono sugli accadimenti personali dei singoli ed il riferimento alla creazione in atto di un archivio di tutta la musica concentrazionaria dell’Istituto musica Judaica di Barletta comprendente tutte le composizioni eseguite in qualsiasi tipo di campo (prigionia, transito, concentramento, sterminio) di diverse parti del mondo dal 1933 al 1945) che si esplicherà nell’uscita di trentadue CD a cura di Francesco Lotoro e Paolo Candido.

Bibliografia sulla Polizia Municipale di Roma

domenica, 1 novembre 2009

“Quo Vadis Vigile- Il cammino della Polizia Municipale nelle foto di mezzo secolo” a cura di Venanzio Lucernone - Comune di Roma

“Il corpo delle guardie municipali di Roma nel 1870″ a cura di Lidiano Baiocchi - Comune di Roma

“Una Polizia Municipale per la capitale” di Lidiano Baiocchi, Arti grafiche Scalia Editore, finito di stampare nel luglio 1996 - ARVU

“Dalle Guardie di Città alla Polizia Municipale” a cura della Confederazione Italiana Sevizi Pubblici Enti Locali, 50° Anniversario  della ricostituzione della Poliziai Municipale di Roma

Letture bandistiche “Almeno il Cappello” di Andrea Vitali

domenica, 6 settembre 2009

Sul finire dell’estate, quando ancora non si è ricacciati nei ritmi ossessivi della città, rimane ancora un po’ di tempo per leggersi un libro e quello che presentiamo è un romanzo di facile lettura, dai capitoli brevissimi, che scorre con leggerezza tra qualche sorrisetto.
Come spesso accade, le bande nascono dalle buone intenzioni di qualche appassionato di musica che, di solito, ha solo quelle e molta poca sapienza musicale. Se da un lato, però, è doveroso ricordare tutti coloro che hanno dato adito al nascere di gran parte di tutte quelle compagini musicali sparse per l’Italia, non è sempre possibile non farsi scappare qualche sana risata per certi atteggiamenti pacchiani e ridicoli di molti ‘bandisti’ dell’epoca e, purtroppo, di alcuni contemporanei.
Questo romanzo, infatti, narra la storia di un nugolo di suonatori, un po’ scalcinati, che accoglie i turisti che scendono dal traghetto, a mo’ di biglietto da visita del paese. Un ragioniere che si vanta di essere stato la prima cornetta di una banda sull’altra riva del lago finisce con il trovare a dirigerla con tutti gli ardori e le passioni esageratamente ostentate del musicante, assai poco musicista. Tutto questo mentre il bombardino sceglie più la bottiglia dello strumento, il podestà mette i ferri tra le ruote per la sede della banda, le voci e le piccoli avidità di paese si moltiplicano nell’Italia fascista degli anni ‘20/’30 del ‘900.
Simpatiche le caratterizzazioni, ben congegnati gli episodi legati da un unico filo conduttore, forse un po’ troppi personaggi, ma per chi si vuole fare quattro risate trovando nelle pagine qualcuno che somigli al ‘trombone’ della banda di paese a cui suona accanto od il flicorno ‘garrulo’ che gli spacca i timpani, è una lettura piacevole che finisce in batter d’occhio.