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Il Clarinetto

domenica, 31 maggio 2009

Il timbro del clarinetto è caldo e potente allo stesso tempo. Ha una grande estensione, più di tre ottave (dal primo Mi sotto il pentagramma fino ad arrivare al secondo Do sopra il pentagramma), all’interno della quale mostra tutta la particolarità del suo suono attraverso vari registri: il registro grave, detto registro dello Chalumeau che è caldo e pastoso; il registro medio brillante; il registro acuto potente e squillante. La cameratura del clarinetto è sostanzialmente cilindrica e per questo motivo il clarinetto produce suoni una quinta più gravi di uno strumento di eguale lunghezza ma provvisto di cameratura conica. E’ costituito da cinque parti unite ad incastro con guarnizioni di sughero: imboccatura corredata di ancia e legatura, che serve a produrre le vibrazioni sonore, barilotto, parte superiore, parte inferiore e campana. Il legno utilizzato per costruire il clarinetto è in prevalenza l’ebano, che conferisce il caratteristico colore nero. I clarinetti costruiti in materiale plastico (ABS) sono invece strumenti da studio. Sul clarinetto sono presenti ventiquattro fori di dimensioni differenti. Sette fori, di cui sei circondati da anelli, sono chiusi dalle dita, gli altri vengono chiusi dai cuscinetti azionati dalle diciassette o diciotto chiavi (a seconda del modello ) o dagli anelli. Il suo ingresso in orchestra è avvenuto solo alla fine del XVIII secolo per merito di Mozart, che ne intuì l’originalità del timbro e le risorse tecniche e che proprio per lui scrisse il Concerto K 622 uno dei più famosi e più belli del repertorio clarinettistico.
LA FAMIGLIA DEI CLARINETTI

Esistono diversi tipi di clarinetti, differenti per intonazione. Questi strumenti formano una vera e propria famiglia composta dai seguenti tipi di clarinetto: piccolo in La b (noto come “sestino”); piccolo in Mi b (o anche “quartino”); soprano in Do, soprano in Sib; soprano in La; contralto in Fa (noto come corno di bassetto); contralto in Mi b; basso in Sib (o clarone); contralto in Mib (detto anche “contra-alto” o “octocontralto” secondo l’uso anglosassone, per distinguerlo da quello un’ottava più acuto), contrabbasso in Sib. Genericamente, quando si parla di clarinetto, si sottintende il registro facendo implicito riferimento al clarinetto soprano in Sib, il più utilizzato.
Data la sua vastità, la famiglia dei clarinetti ricopre una grande estensione. Ogni membro della famiglia, inoltre, ha la propria particolare timbrica. Queste caratteristiche consentono di far fronte alle più disparate richieste dei compositori che, nel corso degli anni, sono diventate sempre più audaci.
Il clarinetto è uno strumento di estrema versatilità, le cui potenzialità vengono sfruttate sia in orchestra, sia in banda, in diverse formazioni di musica da camera e nelle formazioni di soli clarinetti (i cosiddetti “cori di clarinetti”).

Bibliografia
Fabrizio Meloni, Il Clarinetto, Varese, 2000, Coll. “L’Espressione della Musica”, pag. 300, illustrato, Zecchini Editore
Jack Brymer, Il clarinetto - Lo strumento, la sua storia e la tecnica esecutiva, 2a ed., Padova, Muzzio, 1988 - 273 p., ill.
Adriano Amore, La Scuola Clarinettistica Italiana: Virtuosi e Didatti, Frasso Telesino, 2006
Alessandro Licostini, “Psico-anatomia del clarinettista”, Edizioni BMG Ricordi, 2005