“Il canto degli italiani”, come venne chiamato dal genovese Goffredo Mameli, fu scritto nel 1847 e musicato da un suo concittadino, Michele Novaro. La data ufficiale della sua prima rappresentazione è quella del 10 dicembre, ricorrenza della cacciata degli austriaci da Genova e sebbene fosse stat scritto a Torino fu intonato, poi, anche durante i moti insurrezionali di Milano (18-23 marzo 1848) e Venezia.
Il manoscritto originale viene oggi conservato presso l’istituto mazziniano del Comune di Genova mentre quello inviato al M° Novaro perchè venisse musicato si trova al Museo del Risorgimento di Torino e riporta la data del 10 novembre dello stesso anno.
Mameli aveva vent’anni quando ne scrisse i versi, Novaro venticinque quando compose la musica. L’inno venne subito accolto e cantato spontaneamente in tutta Italia.
Toscanini ne diresse un’esecuzione il 25 luglio 1915 durante una manifestazione interventista a Milano e nel tempo questo si perpetrò tra le linee della Prima Guerra Mondiale.
Il fascismo inizialmente lo tollerò e poi finì con l’osteggiarlo. Solo dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 l’inno tornò in auge e si sentiva cantare con “Bella Ciao” e “Fischia il vento” nelle zone di guerriglia partigiana.
Nel 1945 sempre il M° Toscanini eseguì da Londra l’”Inno delle Nazioni” di Giuseppe Verdi con l’orchestra della NBC, inno che includeva, in rappresentanza dell’Italia, non la “Marcia Reale” dei Savoia, ma l’inno di Mameli. Il problema di avere un inno che rappresentasse, poi, veramente tutta l’Italia, apparve maggiormente nel momento in cui la monarchia volgeva al suo termine e l’inno sabaudo sembrava quanto mai inappropriato. Il primo governo democratico utilizzò “La leggenda del Piave”, ma il 14 ottobre del 1946 l’inno di Mameli ebbe la meglio addirittura sul “Va’ pensiero di Verdi”
Seguiriono le istituzionalizzazioni di alcuni cerimoniali: nelle celebrazioni quotidiane si può omettere l’introduzione dell’inno e suonare solo le prime otto battute, i reparti militari devono rimanere fermi e presentare le armi, mentre gli ufficiali assumono la posizione dell”Attenti’.
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