
Michele Novaro (Genova, 23 dicembre 1822 - Genova, 21 ottobre 1885)
Novaro aveva studiato composizione e canto e lavorava presso i teatri Regio e Carignano come tenore e maestro di cori. Entrambi i genitori avevano rapporti con l’ambiente teatrale: la madre, Giuseppina Canzio era sorella di un pittore e scenografo teatrale mente il padre, Gerolamo, lavorava come macchinista presso il Teatro Carlo Felice. Mameli aveva inizialmente pensato all’adattamente di musiche esistenti per il suo inno rivolgendosi a due genovesi, Magioncalda e Nosella, ma non rimanendo soddisfatto fece pervenire i versi patriottici a Torino, nelle mani di Novaro, tramite l’amico Ulisse Borzino. Questi ne fu subito entusiasta e provocò ad abbozzarne subito una melodia che non fu la versione finale perchè ne seguirono delle altre. Mentre oggi l’inno in 4/4 in Sib viene considerato fin troppo semplicistico, ad una riunione in cui Novaro invitò amici per farlo ascoltare, questo fu largarmente apprezzato così come la personale aggiunta di porre “Sì” alla fine dell’ultimo verso, ancora oggi eseguito. Oltre ad altre opere di spirito patriottico, si ricorda di lui l’organizzazione di un concerto vocale e strumentale, a cui parteciparono anche quattro bande musicali, al Teatro Carlo Felice per raccogliere fondi per la spedizione dei Mille, concerto durante il quale lìiino fu ripetuto numerose volte.
Novaro non guadagnò nulla dalla più celebri delle sue composizioni e dedicandosi all’insegnamento, una volta tornato a Genova dopo l’unificazione d’Italia, concluse la sua vita malato e senza un soldo. I suoi ex allievi gli eressero un monumento funebre nel cimitero di Staglieno accanto a Giuseppe Mazzini.
L’epigrafe:
“Artefice di possenti armonie,
onde ebbe Italia quel canto
che ridestando nel cuore degli oppressi
la coscienza dell’antico valore
preluse alla riscossa d’un popolo
e ne accompagnò l’omeriche lotte
dall’Alpi alle terre dei Vestri”
F.to Arrigo Boito