(commedia-mélo, Fr.-B.-It., 120’)
di: Radu Mihailean, con Aleksei Guskov, Dmitri Nazarov, François Berléand, Miou-Miou, Valeri Barinov, Lionel Abelanski, Alexander Komissarov
Può un direttore d’orchestra, relegato a fare le pulizie in piena era Brezneviana, riuscire a rimettere su un’orchestra, i cui musicisti sono dispersi per la città a fare tutt’altro, dopo trent’anni di inattività? No, eppure sì!
Il film, un po’ favolistico e surreale, è capace anche di questo, di riproporre ad un pubblico parigino, con un’orchestra ricreata dal nulla, un concerto di Ciakowsky interrotto, per motivi politici, durante la sua esecuzione al Bolshoi di Mosca, tre decenni prima. I musicisti sono gli stessi, quelli che ora fanno i facchini, guidano ambulanze, fanno gli interpreti o provano a vendere tutto quello che hanno per arrivare a fine mese. A loro, ignara di tutto e del suo passato, si unisce una violinista giovane e di chiara fama internazionale che sarà la solista del concerto in Re maggiore.
La pellicola è fantasiosa e leggera, anche se suscita qualche lacrima per la storia sentimentale-politica che si cela parallelamente sotto quella principale, ma lascia il passo anche a grosse risate dettate dall’impossibilità di alcuni avvenimenti o dalla sdrammatizzazione che il regista, autore di “Train de vie”, crea per evidenziare i misfatti delle oligarchie dittatoriali sovietiche.
Magari si potesse imbracciare un violino od un violoncello dopo tanti anni e suonare così divinamente come si sente in una delle ultime scene, del tutto improbabile la cosa, ma la dimensione artistica non è così importante, diventano fondamentali, invece, il sogno che diviene realtà, il solista che si intereseca con il gruppo e la libertà di suonare che sconfigge ogni tipo di dittatura. Mirabile l’esecuzione reale del concerto in questione.